Lazio contro Lazio
6.3.2008Lazio contro Lazio. Non è un refuso, ma la paradossale situazione che s’è venuta a creare nel basket cittadino con due realtà, che portano il nome del glorioso sodalizio biancoceleste, che reclamano spazio e considerazione. Ad alzare la voce è Eraldo Bocci, patron della Nuova Lazio Pallacanestro, nata, con atto notarile, nel 2006 e che nelle intenzione del presidente avrebbe dovuto raccogliere l’eredità della Lazio pallacanestro, fondata nel 1934 e ingloriosamente scomparsa per i debiti contratti dall’allora presidente Benedetto Mancini nell’estate 2005. «A me - dice Bocci - l’arroganza non è mai piaciuta. Ed in tale modo si sono comportati i responsabili della nuova società la Lazio Basket, e le istituzioni sportive. A me fu vietato di prendere tale nome, per evitare di avere pericolosi cordoni di legame con la Lazio Pallacanestro che era da poco fallita. A loro è stato concesso questo privilegio. E la cosa non mi sta bene». E Bocci entra nello specifico. «Ho deciso, quando della Lazio appena scomparsa non si curava nessuno, di riportare in vita la pallacanestro biancoceleste per non disperdere il patrimonio e la storia di tanti anni ad alto livello. Oggi scopro che ad altri è stato concesso di assumere tale denominazione in forma assolutamente simile a quella originaria. A me imposero di inserirne una nuova. Il nostro avvocato ha già preparato la lettere di diffida dall’utilizzo da parte di altri del nome Lazio». La cosa si sarebbe potuta magari risolvere amichevolmente. «Noi giochiamo a Riano in C 1, in un impianto che grazie ai miei sforzi ha rivisto il basket dopo anni di chiusura. Loro a Roma in Promozione. Se mi avessero cercato con spirito collaborativo perché no? Invece hanno presentato la società e non hanno avuto neppure lo scrupolo di alzare il telefono per invitarmi o farlo con Mauro Antonelli, il mio collaboratore, figlio di uno dei più grandi presidenti del basket biancoceleste. Ora la Fip deve riconoscere il proprio errore e certificare che il nome Lazio spetta al mio sodalizio».
(Fabrizio Fabbri - fonte: il Tempo del 5/3/08)