I Runners della Lazio Triathlon invitano tutti i tifosi al 5000 di Natale

12.12.2007

 

 

 

 

 

“Da villa Ada alle Ande”
Un lungo viaggio per arrivare lassù, lassù dove vivono i condor, su e giù per i precipizi delle Ande, toccando i 4000/5000 metri di altitudine, due giorni di viaggio da Lima.
Circa 120 chili di materiale, 200 paia di scarpe, 15000 euro, antibiotici, penne e giochi, per i piccoli orfani.
Viaggio fruttuoso per il materiale portato, altrettanto come sempre dal lato umano, anche se ogni volta che torno da questi viaggi sono sempre pieno di emozioni, e di tanti drammi!
Dopo due giorni di viaggio dalla capitale, arrivato all’orfanotrofio, prima di entrare, mi sono attardato nel piccolo cortile che sta davanti alla casa, a ricordare l’ultima volta.
C’è un bambino (Josè) che sta giocando con una palla; appena si accorge di me si ferma, alza un pochino la testa, mi osserva:
“Pino?”
Lo saluto sorridendo, capisce allora di non essersi sbagliato, comincia a correre e a gridare:
“Esta Pino, esta Pino”
Dall’interno escono altri bambini, appena mi vedono si mettono a correre verso di me.
Una di queste, Maria, di nove anni, corre più di tutti; piangendo, mi abbraccia per qualche secondo, poi inizia a picchiarmi:
“Mentiroso” mi dice: “ Me prometiste que regresava antes!”
Questa è la conferma che i bambini non dimenticano!
Beh, è facile immaginare la mia commozione!
Così, dopo tanto tempo, ho ritrovato i miei bambini; siamo stati insieme per due settimane.
Le suore che li seguono mi hanno messo al corrente dei continui problemi che si presentano quotidianamente.
A differenza dell’ultima volta, ho trovato più bambini inferiori ai due anni d’età… e questa la dice lunga della realtà del posto.
Qualche anno fa, con alcune donazioni, siamo riusciti a mettere dei pannelli solari;
ora i serbatoi di questi, (sono tre), dopo tanto tempo si sono usurati e ovviamente non si riesce più ad avere acqua calda.
E da quelle parti, e a quella altitudine, vi assicuro che l’acqua è veramente gelida.
Con il calendario che il nostro amico Stefano Midena ha sponsorizzato quest’anno, si cercherà di arrivare alla cifra di 6000 dollari (3950’00 euro) per fare i lavori.
Avevo con me delle magliette dei leprotti, che mi ha procurato il nostro presidente Alessandro Leone.
Così ho organizzato una piccola corsa tra i bambini.
Il loro premio erano le scarpette, e ovviamente hanno vinto tutti.
Con me avevo qualche fiaba.
Una sera i bambini mi chiesero di leggerne una, scelsi “I viaggi di Gulliver”.
La storia la sapete, racconta di minuscoli lillipuziani, alti appena qualche centimetro, che riuscivano a catturare un gigante di nome Gulliver di tante volte più grande di loro, legandolo durante il sonno con una fitta rete di fili.
Questa favola la sera andando a letto mi fece pensare.
Ricordai che ne parlai tempo fa con Alex Zanotelli a Korogocho, in Kenia, in occasione del Social Forum.
Fu scritta nel 1752, è premiata per la sua fantastica creatività, ma l’intenzione dell’autore non era tanto narrativo, quanto politico, perché, attraverso Gulliver, voleva rappresentare l’arroganza dell’ Inghilterra che cominciava a padroneggiare il mondo.
Per la gente dell’epoca il riferimento era chiaro e dal racconto si trasse una grande lezione, ancor’ ora di grande attualità: oggi il grande Gulliver di turno è l’impero del denaro.
I suoi confini, ormai, sono estesi a livello planetario e sembra che più nessuno possa fermarlo: la conseguenza è miseria e ingiustizie.
Già allora, l’autore voleva dirci che dobbiamo imparare tutti insieme, come quei minuscoli lillipuziani, a tessere i fili sottili in maniera coordinata.
Ecco la lezione che voleva darci Jonathan Swift: solo agendo insieme possiamo bloccare le tante ingiustizie sociali, che l’eccessiva ricerca del denaro crea.
E questa ricerca dà ancora più potere a questo mostro, che avanza ormai come uno schiacciasassi.
Credo che possiamo costruire dal basso, qualcosa che possa garantire la vita, la giustizia e diritti alle persone meno fortunate di noi.
Allora anche nel nostro piccolo, abbiamo bisogno di un sassolino che cominci a ruzzolare e che ne smuova tanti altri nella sua corsa verso il fiondo valle.
Ovviamente quel sassolino non va inventato, ma basta solo uscire allo scoperto.
E i leprotti di villa Ada, già da tempo, hanno avuto questo coraggio.
Il leprotto Giuseppe Papaluca

Riceviamo da Pino Papaluca un atleta conosciutissimo da tutti i podisti laziali e volentieri pubblichiamo invitando tutti i sostenitori biancocelesti a dare il loro contributo Il 16 dicembre nel corso del 5000 di Natale in pista allo stadio Paolo Rosi dell’ acquacetosa , acquistando un calendario.
Vi aspettiamo

I Runners della Lazio Triathlon

 

 

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