Pratichetti: «Lazio trampolino per i giovani»

25.11.2005

Il tecnico ogni anno sforna giocatori per la prima squadra: «Insegnare ai giovani è gratificante»

«MIO padre giocava a rugby, mio fratello giocava a rugby, non avrei potuto praticare un altro sport». In questa sintesi c’è la storia sportiva di Carlo Pratichetti, oggi allenatore della Lazio&Primavera. La sua prima «casa» rugbistica è stata quella del Cus Roma, dove militava il fratello maggiore: «Ero poco più di un bambino quando portavo la borsa degli anziani, soprattutto quella di Angelo Croce, che giocava nel ruolo che per me è poi diventato una seconda pelle: tallonatore». Proprio dal Cus è partita la carriera agonistica di Pratichetti che, giovanissimo, giocava in una squadra con alcuni ex-azzurri come Tinari e Angrisani. Dopo un’esperienza in Australia il ritorno nel Cus della «linea delle meraviglie» con i vari Barba, Salvati e De Biase: «Era un gruppo affiatato, una squadra giovane e divertente». Poi tante maglie e tanta esperienza, fino allo scudetto con la Rugby Roma del 2000 ed all’ultima esperienza da giocatore e poi da allenatore con la nascente Capitolina: «Sono contento di aver dato il mio contributo allo sviluppo di una realtà come l’URC. Da loro sono stato bene, ma ora le nostre strade si sono divise». Pratichetti ha colto al volo l’invito della Lazio, grande tradizione, entusiasmo ma una realtà ancora lontana dal professionismo: «Se vuoi emergere in questo sport devi comportarti professionalmente anche se non hai un ritorno economico. Per questo la Lazio è un trampolino per quei giovani del vivaio romano che hanno i mezzi e la voglia di lanciarsi in questa avventura». La società biancoceleste, un po’ per scelta e un po’ per necessità, ha fatto della politica dei giovani la sua bandiera. Per Pratichetti è dura ogni anno perdere i migliori giocatori che emigrano nella categoria maggiore, ma è anche stimolante: «L’entusiasmo dei ragazzi è contagioso, e poi è gratificante trasmettere loro quello che so in un clima ancora rugbistico genuino, ancora simile a quello nel quale sono cresciuto». Finora la squadra ha rispettato i programmi: «Noi puntiamo alla salvezza e per ora siamo contenti, anche se bruciano ancora i punti lasciati contro il Piacenza, per alcune scelte arbitrali discutibili. In quella occasione i ragazzi hanno dimostrato tutto il loro valore». Sono diversi i prospetti interessanti tra i biancocelesti: «Il ritorno di Mannucci è fondamentale per tutto il pack, con Livraghi, ottimo finora il suo campionato e Rota formano un reparto di livello, buona anche la crescita dell’apertura Gargiulo. Anche con gli stranieri abbiamo pescato bene. Il mediano di mischia portoghese Pinto Nevers e la seconda linea australiana Brennan stabilizzano due ruoli chiave, mentre ci aspettiamo molto anche dall’estremo Vaenuku quando, a fine mese, tornerà dal tour con la sua nazionale». Pratichetti si augura che i suoi ragazzi seguano le orme del nipote ventenne, oggi al Calvisano e nel giro della nazionale di Berbizier: «Oggi Matteo si atteggia a miglior rugbista della famiglia, ma a noi deve ancora dimostrare qualcosa». In casa Pratichetti la sfida è aperta.

ALESSANDRO FUSCO (fonte: Il Tempo)

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