il Messaggero, Veltroni e la crisi
1.2.2005Venerdì 28 Gennaio 2005
Le biancocelesti sono le più giovani d’Europa a giocare un campionato nazionale Sono ultime in classifica, ma se restano in A il sindaco Veltroni ha promesso aiuti
Ragazzine coraggiose
Lazio in crisi: la salvezza è affidata alle under 16
di ROBERTO RENGA
ROMA - La squadra più giovane d’Europa è l’ultima in classifica del campionato italiano. Si tratta della Lazio femminile, che uno scudetto l’ha già vinto: gioca con ragazze che dovrebbero partecipare al campionato allievi o giovanissimi contro mamme di trentanni e passa. «Abbiamo fatto una precisa scelta politica: nella passata gestione si pagavano stipendi di tremila euro al mese. Moltiplicate per quattordici e poi per dieci mensilità e avrete la spesa complessiva. Insostenibile. Ora diamo mille euro alla Di Bari e un rimborso alle altre. E’ la sola strada percorribile». Lo dice Elisabetta Cortani, presidentessa della nuova Lazio, che viene dopo quella dei successi e delle spese impossibili. Nel calcio femminile non ci sono pubblico, televisione o contributi. E’ puro e semplice calcio dilettantistico. «Ci aiuta Carlo Marconi, uno sponsor tecnico che ci garantisce le trasferte. Ci ha dato una mano la finanziaria. Ma non abbiamo impianti e così il sabato andiamo in giro per Roma a cercare campi. Ci aiuterà il sindaco Veltroni, che qualche giorno fa ha ricevuto me e qualche ragazza. Si è rivolto alle giovani con parole da giovane, mi è piaciuto molto. Io vi aiuto, ha detto, ma voi dovete promettermi che vi salverete. Promettiamo, gli hanno risposto le ragazze». E’ evidente, comunque, il rischio retrocessione. Ma è sempre meglio una sconfitta calcistica che un fallimento economico: in serie A, se si è sani, si può sempre rientrare. Di sicuro la Lazio non ha amici. Ha pareggiato per zero a zero contro il Torino, primo in classifica e con otto ex laziali in campo. E il Torino è andato a fare ricorso, sperando, invano, di vincere la partita grazie alle carte federali. Se si sommano gli anni delle torinesi e quelli delle laziali, le prime vincono con 109 anni di differenza. Le ragazze del Milan hanno addirittura 122 anni in più. Fa una certa impressione seguire le partite della Lazio femminile: bambine di quattordici, quindici anni contro atlete vere e proprie. Sono brave le ragazze, quasi tutte nelle nazionali giovanili. Il futuro è chiaramente loro e tra un paio d’anni saranno corteggiate dal resto d’Italia. Devono stringere i denti adesso, però. La salvezza è come scalare una montagna e sarebbe bellissimo arrivare in vetta con calciatrici appena uscite dall’asilo. Nell’insieme un’avventura che merita di essere vissuta. L’ala destra della Lazio si chiama Silvia De Luca, ha quattordici anni ed è alta un metro e cinquanta. Dribbla come poche. Le capitò la palla buona contro il Torino quando mancavano pochi secondi alla fine. «Superai la Caprini. Poi la Lanzieri. A quel punto dovevo passare la palla a una mia compagna, solissima. E così avremmo vinto la partita e superato un portiere come la Caravilla. Ho perso la palla, invece. Speriamo di salvarci lo stesso», dice Silvia. Che poi, più convinta, fa: «Visto che pareggiamo contro il Torino, non vedo perché non dovremmo battere le altre». Sicuro di salvarsi è Stefano Cerbella, l’allenatore (Guenza è il direttore tecnico), che spiega: «Nonostante le sconfitte, abbiamo dimostrato di poter sempre fare la partita. Le ragazze più giocano e più fanno esperienza. La squadra è destinata dunque a migliorare: un paio di successi e ce la facciamo. Ci credo, perché le ragazze hanno voglia di imparare e si divertono, giocando. Imparano e sanno di dover affrontare la sfida più bella e appassionante».